Riservatezza e IA

Segreto professionale, GDPR e ChatGPT nello studio legale

Art. 622 c.p., art. 28 del codice deontologico e GDPR: cosa considerare prima di caricare i dati di un cliente in uno strumento di IA, e com'è finita la sanzione del Garante a OpenAI.

  • Già disponibile in Italia
  • Dati nell’UE
  • Non si addestra con i suoi dati
  • L’avvocato decide sempre

Informazioni verificate al 29 ottobre 2026. Incollare un atto in un chatbot generico può sembrare un gesto innocuo, ma per l’avvocato tocca tre piani diversi: il codice penale, il codice deontologico forense e il GDPR. Questa guida li mette in fila, ricostruisce correttamente la vicenda tra il Garante privacy e OpenAI e propone una lista di controlli prima di scegliere uno strumento.

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Quali regole si applicano quando l’avvocato usa un chatbot di IA?

Quando un avvocato inserisce in uno strumento di IA fatti, documenti o dati di un cliente, entrano in gioco contemporaneamente più livelli di tutela:

Le regole in gioco
Livello Norma Che cosa protegge
Penale Art. 622 c.p. Il segreto professionale contro la rivelazione o l’uso senza giusta causa
Deontologico Artt. 13 e 28 del Codice deontologico forense Il dovere di segreto e riserbo dell’avvocato e dei suoi collaboratori
Protezione dei dati Reg. (UE) 2016/679 (GDPR) e D.lgs. 196/2003 I dati personali di clienti, controparti e terzi
Trasparenza verso il cliente Art. 13 L. 132/2025 Il diritto del cliente a sapere quali sistemi di IA usa il professionista
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Che cosa punisce l’articolo 622 del codice penale?

L’art. 622 c.p., «Rivelazione di segreto professionale», punisce chi, avendo notizia per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela senza giusta causa oppure lo impiega a proprio o altrui profitto, se dal fatto può derivare nocumento. La pena è la reclusione fino a un anno o la multa; il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Il punto rilevante per l’uso dell’IA è che la norma colpisce la rivelazione senza giusta causa. Caricare il contenuto riservato di una pratica su un servizio esterno, senza garanzie su chi possa accedervi e su come venga usato, è una scelta che va valutata con attenzione alla luce di questa norma e delle regole deontologiche.

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Cosa prevede il codice deontologico forense sul segreto?

Il Codice deontologico forense, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 241 del 16 ottobre 2014, affronta il tema in due articoli con funzioni diverse:

  • Art. 13, «Dovere di segretezza e riservatezza»: enuncia il dovere dell’avvocato di osservare rigorosamente il segreto professionale e il massimo riserbo su fatti e circostanze appresi, nell’interesse del cliente e della parte assistita.
  • Art. 28, «Riserbo e segreto professionale»: è la norma operativa e sanzionatoria. Qualifica il segreto come dovere, oltre che diritto, primario e fondamentale (comma 1); lo estende anche dopo la fine del mandato, la rinuncia o la mancata accettazione (comma 2); impone all’avvocato di adoperarsi perché sia rispettato da dipendenti, praticanti, consulenti e collaboratori (comma 3); elenca le eccezioni, tra cui le esigenze di difesa e la prevenzione di un reato di particolare gravità (comma 4); prevede la censura e, in caso di violazione del segreto, la sospensione da uno a tre anni (comma 5).

Il comma 3 dell’art. 28 merita attenzione: l’avvocato risponde anche del comportamento di chi lavora con lui. Se un collaboratore carica documenti di un cliente in uno strumento non controllato dallo studio, la questione riguarda anche il titolare.

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Che cosa chiede il GDPR quando lo studio usa un fornitore di IA?

Rispetto ai dati dei clienti lo studio è titolare del trattamento. Il fornitore del servizio di IA che tratta quei dati per conto dello studio è un responsabile del trattamento, e l’art. 28 GDPR stabilisce che il titolare «ricorre unicamente a responsabili del trattamento che presentino garanzie sufficienti» sulle misure tecniche e organizzative. Il rapporto deve essere regolato da un contratto o da un altro atto giuridico con i contenuti indicati dall’art. 28, paragrafo 3.

Il secondo tema sono i trasferimenti verso paesi terzi, disciplinati dal capo V del GDPR (artt. 44-49). In assenza di una decisione di adeguatezza, il trasferimento è possibile con garanzie adeguate ai sensi dell’art. 46, ad esempio le clausole tipo di protezione dei dati. Per gli Stati Uniti la Commissione ha adottato la decisione di esecuzione (UE) 2023/1795 del 10 luglio 2023 sul Data Privacy Framework: prima di basarsi su di essa conviene verificare che sia ancora in vigore e che il fornitore vi abbia aderito.

In Italia il quadro si completa con il Codice in materia di protezione dei dati personali (D.lgs. 196/2003), adeguato al GDPR dal D.lgs. 101/2018, e con l’attività del Garante per la protezione dei dati personali.

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Cosa è successo tra il Garante privacy e OpenAI?

La vicenda è spesso riassunta in modo impreciso. I passaggi documentati sul sito del Garante sono questi:

Garante privacy e ChatGPT: i provvedimenti
Data Atto Contenuto
30 marzo 2023 Provvedimento n. 112 [doc. web 9870832] Limitazione provvisoria del trattamento dei dati degli utenti italiani da parte di ChatGPT
11 aprile 2023 Provvedimento n. 114 [doc. web 9874702] Condizioni per la revoca della limitazione
2 novembre 2024 Provvedimento n. 755 [doc. web 10085455], comunicato il 20 dicembre 2024 Campagna informativa di sei mesi e sanzione di 15 milioni di euro
18 marzo 2026 Sentenza del Tribunale di Roma n. 4153/2026 Accolta l’opposizione contro il provvedimento: la sanzione è stata annullata in primo grado

Dopo la sentenza, il Garante segnala sul proprio sito che il provvedimento n. 755 è stato temporaneamente rimosso. Non ci risultano, alla data di verifica, informazioni ufficiali su eventuali impugnazioni. Per questo è scorretto citare oggi la sanzione di 15 milioni come definitiva.

La lezione per lo studio non dipende dall’esito di quel giudizio: le regole sul segreto professionale e sul trattamento dei dati si applicano comunque all’avvocato che sceglie e usa lo strumento.

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Come scegliere uno strumento di IA compatibile con il segreto professionale?

Prima di caricare dati di clienti in qualsiasi servizio di IA, compreso un chatbot generico, è utile rispondere a queste domande:

  1. Esiste un accordo sul trattamento dei dati conforme all’art. 28 GDPR, firmato con lo studio?
  2. Dove sono conservati i dati e ci sono trasferimenti fuori dall’Unione europea? Su quale base giuridica?
  3. I dati inseriti vengono usati per addestrare i modelli? L’esclusione è prevista nel contratto o solo in un’impostazione modificabile?
  4. Chi può accedere ai contenuti caricati e per quanto tempo vengono conservati?
  5. Lo studio ha una regola interna su cosa si può caricare e chi rivede i risultati, valida anche per praticanti e collaboratori (art. 28, comma 3, Codice deontologico)?
  6. Il cliente è stato informato sui sistemi di IA usati, come richiede l’art. 13 della legge 132/2025?

Quando lo strumento non offre garanzie adeguate, una misura di riduzione del rischio è togliere i dati identificativi prima di usarlo: ne parliamo nella guida su come anonimizzare atti e sentenze. Per il quadro sull’IA nella professione vedi anche la legge 132/2025 e gli avvocati.

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Come può aiutarti Amara?

Amara è pensata per lavorare con i dati dello studio: la base dati e i file sono conservati nell’Unione europea, i dati dei clienti non vengono usati per addestrare l’IA e i modelli impiegati (di OpenAI e di Anthropic) sono dichiarati. Amara propone; l’avvocato rivede, decide e firma. Il corpus del diritto dell’Unione europea è già disponibile, quello italiano è in preparazione. I dettagli sono nella pagina sicurezza e nelle funzionalità.

Domande frequenti

Un avvocato può usare ChatGPT con i dati dei clienti?

Nessuna norma lo vieta in sé, ma l’uso deve rispettare il segreto professionale (art. 622 c.p. e art. 28 del Codice deontologico), il GDPR e l’obbligo di informare il cliente previsto dall’art. 13 della legge 132/2025. Occorre verificare contratto, luogo dei dati e uso dei dati per l’addestramento.

OpenAI è stata multata dal Garante con 15 milioni di euro?

Il Garante ha adottato la sanzione con il provvedimento n. 755 del 2 novembre 2024, ma il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 4153/2026 pubblicata il 18 marzo 2026, ha accolto l’opposizione e la sanzione è stata annullata in primo grado.

Quale articolo del codice deontologico prevede le sanzioni per la violazione del segreto?

L’art. 28: prevede la censura e, in caso di violazione del segreto, la sospensione da uno a tre anni. L’art. 13 enuncia il dovere di segretezza e riservatezza.

Il fornitore di IA è responsabile del trattamento?

Se tratta i dati per conto dello studio, sì: lo studio deve scegliere un responsabile che offra garanzie sufficienti e regolare il rapporto con un contratto ai sensi dell’art. 28 GDPR.

Il segreto professionale vale anche per praticanti e collaboratori?

L’art. 28, comma 3, del Codice deontologico impone all’avvocato di adoperarsi perché il segreto sia rispettato anche da dipendenti, praticanti, consulenti e collaboratori.

Fonti

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